| Nino
Di Leone,
Quel che non si fa più
Fumo, donne, whisky e swing.
Nel suo rituale impegno a farci riassaporare melodie e canzoni
che sfuggono alle quotidiane proposte discografiche, radiofoniche
e televisive, ritroviamo Nino Di Leone nella consueta veste
di intrattenitore di altri tempi con le sue originali performances.
In questo musicale incontro al “Piano Bar” con
pianoforte e sezione ritmica (tutti vivi dal vivo, come
ai vecchi tempi!) coinvolge amici musicisti occasionalmente
presenti ad evocare elementi un tempo collocati fra il romantico
ed il peccaminoso (sic!) fumo, donne e bicchieri, guarniti
con whisky and “Old Time Swing”. Inconsueti
revival e sorprendenti sviluppi.
Four CD BE001
| Nino
di Leone
(pianoforte), Luciano Bellomo (basso
elettrico), Guido Di Leone (batteria),
Angelo Adamo (armonica), Paola
Arnesano (voce), Luciano Bellomo
(vocal.), Michele Carrabba (sax tenore),
Franco De Nobili (vocal.), Guido
Di Leone (chitarra elettrica), Rossella
Favia (vocal.), Max Monno
(chitarra elettrica), Barbara Palladino
(vocal.), Muzio Petrella (trombone)
Pino Pichierri (clarinetto e sax baritono)
|
 |
 |
| 01. |
Ma
non eternamente |
Nino
e Guido Di Leone |
 |
| 02. |
Preambolo |
Nino
Di Leone |
|
| 03. |
Borsalino |
Bolling |
|
| 04. |
Quando
un cantante è triste |
C.
A. Rossi |
|
| 05. |
Fumo
negli occhi |
J.
Kern |
|
| 06. |
Senza
cerini |
L.
Luttazzi |
|
| 07. |
Fumo
la pipa |
F.
Batacchi |
|
| 08. |
Sweet
and lovely |
Arnheim |
|
| 09. |
Quel
che non si fa più |
G.
Garvarentz |
|
| 10. |
Il
capello |
C.
A. Rossi |
|
| 11. |
Teresa
non sparare |
Buscaglione
- Chiosso |
|
| 12. |
On
the sunny side of the street |
J.
Mc Hugh |
|
| 13. |
Una
riprorevole carenza (Adrenalina) |
Nino
Di Leone |
|
| |
La
terapia del whisky |
Giacobetti
- Savona - Ferrio - Chiosso |
|
| 14. |
Un
po' di latte (fa sempre bene) |
Giacobetti
- Savona - Ferrio - Chiosso |
|
| 15. |
Amico
whisky |
G.
Cichellero |
|
| 16. |
Whisky
facile |
Buscaglione
- Chiosso |
|
| 17. |
Core
'ngrato (Catarì, nomi femminili e personaggi
pittorici) |
Cardillo |
|
| 18. |
Le
donne |
A.
Martelli |
 |
| 19. |
Canti
nuovi |
Armando
Gil |
|
| 20. |
Vivere |
C.
A. Bixio |
|
| |
L'hai
voluto te! |
|
|
| |
Pericolo
n.1 e Donna riccia |
Bonagura
- Modugno |
|
| 21. |
Maramao |
Consiglio
- Panzeri |
 |
| 22. |
Is
you is or is you ain't |
B.
Austin - L. Jordan |
 |
| 23. |
There
will never be another you |
H.
Warren - Gordon |
|
| 24. |
I've
only eyes for you |
H.
Warren |
|
| 25. |
They
can't take that away from me |
G.
Gershwin |
|
Un
cd realizzato per gli amici da Nino Di Leone pianista
d’istinto e cantante “confidential” di non minore valenza,
dilettante nel senso supremo: ama la musica e si diletta
da sempre a praticarla è servito a risvegliare ricordi
peraltro mai sopiti. Ventotto brani raccolti sotto l’ammiccante
titolo “Quel che non si fa più, donne, whisky e
swing”, e fra i tanti alcuni che hanno caratterizzato
un’epoca ormai lontana, ma certamente non dimenticata. Seguo
per passione innanzitutto, e quindi per ragioni professionali,
la vita musicale cittadina da tanti anni. Concerti ed opere
hanno punteggiato gli anni (ormai non pochi) che mi sono
lasciato alle spalle; ma questo non significa che non abbia
gustato anche un altro aspetto della musica, anzi… Qualcuno
a suo tempo se ne meravigliava, ma a ben guardare la meraviglia
era forse più la mia difronte a questo atteggiamento. Nei
miei gusti potevano e possono ben convivere una sinfonia
di Beethoven, ed una intrigante rumba o un insinuante slow.
Nel disco di Di Leone col quale collabora un’agguerrita
compagine di buoni musicisti nostrani fra gli altri appaiono
brani come “Fumo negli occhi di Kern” o
“Sweet and Lovely” di Arnheim e anche
per un recente riordino della massa di dischi (magari un
po’ impolverati) che ho in casa ho ritrovato “lp” e cassette
di Ray Martin, che avevano accompagnato per anni le serate
“danzanti” che la mia e le case dei miei amici ospitavano
periodicamente, in un’epoca in cui discoteche e locali consimili
era ancora di là da venire.
Canzoni “belle”, come oggi non si usano più (forse, anche
perché i gusti dei fruitori cambiano), ma e ripeterò ancora
una volta il pensiero di Nino Rota: “meglio una bella canzone
che una brutta sinfonia” sicuramente non le sole. In molti
casi erano legate anche a registrazioni di esemplare efficacia,
con orchestrem anche italiane di discutibile livello. Chi
mio coetaneo o meno potrà mai dimenticare “Harlem notturno”
dell’orchestra Angelini? Ed a questo brano, con un sassofono
di strepitosa bravura, nelle serate casalinghe se ne aggiungevano
non pochi altri. Erano gli anni ’50 e la musica latino-americana
regnava nei gusti dei giovani. Grazie anche al cinema, Xavier
Cugat col chihuahua nel taschino del tuxedo bianco trascinava
nei vortici della danza: rumba, mambo ed altre danze più
o meno correttamente eseguite non mancavano mai. Fra i miei
ricordi “Mambo jambo”, “Jungle
Rumba” (non dimenticherò mai di questo brano anche
un’esecuzione del pianista Carmen Cavallaro, che la suonava
nel film “L’ora, la ragazza ed il luogo”
con una gran coda di cristallo!). E poi ancora, sempre di
Cugat “Bolero” (che Abbie Lane pronunciava “balerù”). Nessuno,
all’epoca sapeva tuttavia che prima di passare con tanto
successo alla musica da ballo Cugat era stato giovanissimo,
il primo violino dell’orchestra sinfonica dell’Havana. Ma
altri brani in altrettante fortunate registrazioni caratterizzavano
le serate. Ricordo bene ancora “Gloria” dei Mills Brothers,
i numerosi dischi di Harry James fra gli altri
“Oh mein papà” o ,per tornare nel campo della
musica latino-americana “Jamaican rumba”
eseguita dall’orchestra di Percy Faith. Brano, quest’ultimo,
val la pena ricordarlo che anche il grande Jascha Heifetz
eseguiva col suo magico violino insieme a tanti altri pezzi
popolari anche al di fuori delle sale da concerto: uno era
l’ “Hora staccato” di Dinicu.
L’orchestra di Percy Faith era una delle più note all’epoca
e ritengo che, giocando sull’assonanza, una cantante italiana
di musica leggera avesse adottato come nome da battaglia
quello di Lilly Persifati! E come dimenticare poi i brani
di Ernesto Lecuona? Era diventato celebre fuori dalla sua
terra con il gruppo dei Leucona’s Cuban Boys, da noi grazie
anche agli arrangiamenti pianistici di Luciano Sangiorgi,
“Andalusia” o “Malaguena” erano
seguitissimi. Solo molti anni dopo, un cd inglese ha fatto
capire che questi come tanti altri pezzi realizzati da Leucona
erano nati non come musica leggera, difatti li ha registrati
un pianista “accademico” (fra l’altro c’è anche un brano
per pianoforte ed orchestra). L’elenco potrebbe continuare
molto ancora. Ricorderò solo il successo di un 78 giri di
Frank Sinatra che recava su una facciata “Old Man
River” e sull’altra “Stormy Weather”:
era addirittura un 78 da 30 cm. Come si usava per la musica
accademica; giunse poco dopo la risposta italiana: Teddy
Reno (al secolo Ferruccio Ricordi), che si proponeva come
il “Sinatra italiano” registrò un disco con lo accoppiamento.
di
Nicola Sbisà
|