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Amália Baraona “Mulheres”

Amália Baraona (vocal)
Bruno Montrone (piano)
Dario Di Lecce (double bass)
Fabio Delle Foglie (drums)
Guido Di Leone (guitar on tr. 1, 4, 7, 9, 10)
Francesco Lomangino (flute on tr. 1, 4, 6, 9)

Promo Jazz – Four CD PR606 (2010)

Prezzo di vendita: € 12,00
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La musica è donna verrebbe da dire, pensando alla bossa nova. Passione e carisma di tale stile fanno parte di una certa ingenua e delicata sensibilità. Ciò non toglie che la Bossa Nova venga anche da grandi nomi maschili. Ma il contesto qui è tutto volto a scoprirne il suo lato rosa e si evince facilmente, pensando all’armonia che rende possibile la coesistenza di jazz, tradizione brasiliana e poesia. Amàlia ci regala un repertorio completamente dedicato alla figura femminile, esaltata dalla liricità dei testi che la musica brasiliana perfettamente incastona fra le note, ora ritmicamente per sua natura linguistica, ora melodicamente per il comparto umano caldo e passionale tipico dei meridiani più a sud del mondo. Non a caso gran parte dei brani sono di composizione del più noto poeta carioca: Chico Buarque. “A Rita”, dall’incedere sostenuto, apre il disco con una visione serena, quasi paradisiaca, rilevabile anche dalla leggerezza dei suoni nella coesione fra chitarra e flauto. Intelligentissima la scelta di tale ‘legno aerofono’ (ad opera di Francesco Lomangino) in vari brani, corona timbrica inevitabilmente adatta al genere. Si prosegue in tranquilla armonia con la sensazione di avvolgente delicatezza con “Lìgia” e “Marina” (rispettivamente di Antonio Carlos Jobim e Dorival Caymmi). Amàlia da voce alle donne cullandoci con una vocalità soffice e graziosa, una madrina della Bossa Nova in totale sintonia con gli strumentisti che l’accompagnano. Bruno Montrone, giovanissimo e talentuoso pianista dipana perfettamente il suo comping (notevole ed emotivo in “Ligia”) abbandonandosi a fraseggi jazz di ottima fattura (“Maninha”, “Januària”), con un intento interpretativo evansiano e di grande consapevolezza estetica. Altrove la chitarra di Guido Di Leone ci accompagna con la sua tipica maestria; notissimo nome del panorama jazz italiano, ma anche grandissimo cultore della musica brasiliana e latin più in generale (suoi anche progetti basati sulla musica tradizionale cubana), non manca di regalarci fraseggi eccezionali con la sua inconfondibile verve stilistica e perfettamente a suo agio nel brano “Rosa Morena”. La sezione ritmica, anch’essa emergente ma già talentuosa e ricca d’esperienze vede Dario Di Lecce al contrabbasso e Fabio Delle Foglie alla batteria. Entrambi, forti della comprovata esperienza su palco sono perfettamente coesi e compatti, ritmicamente ineccepibili nell’interpretare la ritmicità tipica di questo stile.  “Joana Francesca” è uno dei momenti più alti, un 3/4 che vede la presenza di piano e chitarra, che si compenetrano con gusto e consapevolezza dei propri spazi. In un sofisticatissimo interplay la chitarra cede il passo al piano con in suoi contrappunti e viceversa si concede spazi immediatamente percepiti e corrisposti: un raro momento di sinergia di due strumenti spesso in contrasto fra loro. La vellutata voce di Amàlia completa il tutto e lo porta ad un livello sublime. Intonazione e gestione decisa delle corde vocali si evincono anche nella seguente “Carolina”. A concludere “Essa Mulher”  meraviglioso brano di Joyce e Ana Terra che, col suo sostrato struggente, viene aperta da un suggerimento del tema ad opera del flauto accompagnato dalla chitarra. Amàlia qui è ariosa, interpretando senza eccessiva drammatizzazione grazie alla sincerità e alla dinamica tranquilla della sua voce. Infine “Rosa Morena” di Dorival Caymmi chiude come in un’ellissi gradevole nell’intento allegro e festoso che si era proposto nel primo brano, mettendo il punto ad un disco che si spera possa riproporsi con altri repertori ad opera di Amàlia e dei grandi musicisti che l’hanno accompagnata in questo viaggio alla ricerca dell’animo femminile della musica attraverso la Bossa Nova.

A cura di Gianluca Cardellicchio

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