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I Cori del Pentagramma “Chorus 2010“

Prezzo di vendita: € 12,00
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Allievi e docenti sono coinvolti in questa produzione, corale sin dal titolo. Un disco dall’intento festoso, per celebrare i 25 anni della scuola di musica “Il Pentagramma”.
Una moltitudine caleidoscopica di voci, coordinate dagli insegnanti di canto della scuola, in un crogiuolo di stili corali e musicali: dal traditionals di “When The Saints Go Marching’In” allo swing jazz di “Meet The Flinstones”, dal Samba di “Maracangalha” e “A Barata”, alla bossa nova di “Insensatez”, passando per le reminescenze italo-swing del quattordicetto cetra (tributo e rivisitazione del notissimo quartetto). Un prisma vocale che non solo testimonia l’intenso e accorato lavoro dei laboratori musicali del Pentagramma, ma che riflette anche l’originalità di studenti e docenti nella rielaborazione e arrangiamento di brani di ogni genere per cori di ogni età e livello professionale.

“Il Pentagramma” è una delle più interessanti realtà del panorama musicale barese, fucina di giovani talenti e laboratorio di importanti progetti didattici gestiti da eccellenti insegnanti. Tre domande a ciascun insegnante coordinatore del coro, per conoscere più da vicino questa produzione ed a Guido Di Leone direttore della scuola, che ci introduce il disco da lui fortemente voluto.

GUIDO DI LEONE

Cosa ti ha spinto a voler produrre un disco dei laboratori corali della scuola? Quest’anno ricorre il 25° anniversario del Pentagramma ed ho voluto avviare una serie di progetti discografici che fotografassero i progressi e il lavoro di insegnanti e allievi degli ultimi tempi. Fra i tanti della scuola, un progetto di particolare rilievo è rappresentato dalle classi di canto corale. Durante gli ultimi saggi scolastici si sono avvicendati infatti cori organizzati da ciascun insegnante di canto, che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico e dei quali ho potuto apprezzare la qualità e la passione che li caratterizza.

E’ dunque una produzione indipendente, una delle tante realtà del Pentagramma. Nell’ambito del Pentagramma oltre alle tipiche lezioni individuali, le attività sono molteplici: saggi, concerti degli allievi e degli insegnanti, musica d’insieme, orchestra laboratorio, orchestra di chitarre con la quale abbiamo già inciso un album (“Seven Come Eleven” per la YVP), ecc.. L’aspetto interessante dei cori è quello di poter aggregare molti allievi, soprattutto in relazione all’elevato numero di iscritti di canto nella scuola e che ogni anno tende ad aumentare. Desideravo dunque rimanesse traccia del lavoro eccelso che gli insegnanti, in armonia con gli allievi, hanno svolto.

Questo album dunque oltre ad essere una testimonianza nel solco delle produzioni scolastiche del Pentagramma e della Fo(u)r, vuole essere un punto di partenza oltre che di arrivo per allievi e docenti? L’esperienza formativa musicale comprende varie tappe e lo studio di registrazione è sicuramente una di quelle più importanti per un allievo; se si aggiunge che alcuni di questi cori hanno già acclamata esperienza di palco, per altri può essere sicuramente uno stimolo non solo didattico ma anche propositivo per concerti e altre esperienze discografiche. Il bello dei cori è che unisce cantanti di tutti i livelli e di tutti gli stili in una sorta di atmosfera festosa e divertente.

PAOLA ARNESANO

So che il coro da te coordinato è in pianta stabile già da tempo. Il coro è una realtà che lavora insieme già  da qualche  anno, ma solo da poco inizia ad assumere toni professionali, tanto da potersi esibire in pubblico. Ultimamente con il  nome di “Vocis Kocis” ha avuto un discreto successo su palco, misurandosi con i difficili arrangiamenti di Luigi Giannatempo.

Quale insegnamento credi che possano aver ricevuto i tuoi allievi? La consapevolezza che sia un’esperienza unica nella carriera di un cantante, laddove il singolo deve cimentarsi in una moltitudine polifonica e poliritmica. Ho personalmente lavorato per pura passione oltre l’orario di chiusura della scuola, per ottenere il meglio. La dedizione dell’insegnante è importante per stimolare la volontà personale dell’allievo e farlo crescere professionalmente. Per questa occasione il coro “Vocis Kocis” è stato allargato in maniera da consentire una maggiore polifonicità nei brani scelti.

Che differenze ci sono fra l’esperienza dal vivo e lo studio di registrazione? Il palco rende a volte impercettibili le stonature grazie alla forza della comunicazione nell’impatto acustico-visivo. In studio è tutto più delicato e niente passa inosservato. Il lavoro dunque è più difficile e si affina così sia lo studio che l’orecchio. Ovviamente è solo un punto di partenza: le esibizioni devono continuare in parallelo, per far sì che un ottimo lavoro non rimanga fine a se stesso.

MARCO GIULIANI

Qual è l’origine di questa nuova esperienza per te, già chitarrista e cantante, nonché docente della scuola, di coordinazione di un coro? Guido ha fortemente voluto la partecipazione dei miei allievi, quelli di Gianna Montecalvo e di Serena Fortebraccio per un unico coro in occasione dei saggi finali della scuola. Il brano che ho scelto è un Samba abbastanza semplice ed efficace dove passione e allegria sono le caratteristiche principali grazie anche alle sonorità ironiche e irriverenti. Ho voluto distinguermi per eterogeneità con un tocco semplice ma dall’effetto ‘movimentato’.

Come hai strutturato dunque il brano? E’ all’unisono, supportato da una sezione ritmica con alcune parti armonizzate. Nel mezzo ci sono miei interventi di call & response con chiamate in tipico stile brasiliano. Ho lasciato anche sovraincisioni di risate spontanee durante le registrazioni e Pippo Lombardo, il tastierista, ha usato un suono abbastanza buffo per mantenere l’equilibrio sarcastico.

L’esperienza vi ha divertito molto quindi. Pensi di continuare a lavorare in questa direzione? C’è già un progetto in corso: quello di unire il mio coro con quello di Francesca Leone (presente anch’esso in quest’album) grazie alle affinità stilistiche. Il coro si chiamerà “Pentasamba” e vedrà un collettivo allargato di almeno trenta persone più sezione ritmica. Grazie alla musica che unisce in senso concreto oltre che poetico, il divario di età e professionalità fra i cantanti viene così equilibrato.

FRANCESCA LEONE

Come nasce il coro da te diretto? Il coro nascendo come sipario ideale per i saggi scolastici ha principalmente una motivazione didattico-ludica, un modo per far socializzare gli allievi della classe di canto attraverso lo studio. Gli arrangiamenti molto semplici ed efficaci dei brani che ho scelto uniscono la parte didattica del coro al puro divertimento, che a mio avviso non deve mai mancare in un’attività artistica. Di certo il coro ha un’intenzione ben diversa dal canto individuale e dunque l’impegno non è mancato da parte degli allievi.

Noto che hai scelto due brani differenti per stile e genere. Il latin, la bossa nova e lo swing del jazz mainstream rispecchiano gli stili che più amo, scelti per affinità elettive con l’auspicio che, attraverso ciò che posso trasmettere, i miei allievi possano imparare qualcosa di utile ed emotivamente coinvolgente.

Cosa cambia nel passaggio da un saggio ad una incisione in studio? L’allegria, la passione, stili differenti sono un’opportunità meravigliosa per gli allievi. Molti di loro infatti non hanno mai avuto esperienze professionali ed è un buon inizio cimentarsi in una registrazione discografica.

FABIO LEPORE

Non sei nuovo alle esperienze corali nella tua professione. Ho sempre dedicato molto del mio tempo professionale ai cori. Tant’è che uno dei miei progetti più importanti è quello dei Mezzotono (un album omonimo interamente a cappella e vari concerti in giro per il mondo NdA).

Come è stato invece lavorare con gli allievi? Il lavoro con gli allievi è stato ancor più difficile, spingendo ognuno al meglio delle proprie possibilità e puntando comunque su arrangiamenti non scontati. E’ risaputo che i cori numerosi siano un’amalgama di vari livelli di professionalità e dunque ho dovuto cucire addosso la parte per ognuno di loro, in modo che si adattasse al meglio e potessero lavorare più agevolmente.

Come hanno risposto i tuoi allievi a tali stimoli e cosa ti aspetti da loro per il futuro? Il risultato è stato più che soddisfacente, anzi direi sorprendente. La mia speranza e probabilmente anche la loro è che, partendo dalle mie stesse basi stilistico-didattiche, possano avere le loro esperienze professionali. Al momento il mio desiderio è che questa esperienza possa trasmettere loro la passione per la musica corale e generare nuova musica.

GABRIELLA SCHIAVONE

Il coro da te diretto ha un’esperienza consolidata che va avanti da tempo. Quali esperienze ne avete tratto sinora? Il lavoro di questo coro va avanti da un paio d’anni con un intento principalmente didattico. Siamo partiti dallo studio del repertorio classico, per sperimentare le polifonie dei grandi maestri della storia della musica. Ad un certo punto c’è stata l’esigenza di avvicinare questa ricerca ad una maggiore contemporaneità e quindi ho iniziato a frugare nel repertorio italiano del Quartetto Cetra che si orientava fra le prime influenze Jazz e il patrimonio tradizionale nostrano. Tutto ciò ho pensato si inserisse bene nel contesto scolastico del Pentagramma che vuole unire tradizione italiana e swing. Ed ecco formatosi il “Quattordicetto Cetra”.

Come hai coordinato il lavoro degli allievi? Intanto non esistevano spartiti dei brani scelti e ho dovuto trascriverli dalle vecchie registrazioni del Quartetto. Lo stesso lavoro di trascrizione è stato eseguito da Max Monno, che ha arrangiato per quartetto gli originari accompagnamenti orchestrali. Coordinare il lavoro degli allievi è stato molto semplice, visto che uno dei punti di forza di questo gruppo è il loro entusiasmo e la loro dedizione.

Studi classici, concerti e ora un’incisione. Un coro in continua evoluzione. L’idea è quella di continuare su questo stile jazz classico pionieristico che si mescolava con la canzone italiana degli anni ’30 – ’40. Questo album è una tappa intermedia fra una demo già registrata e un futuro disco che andrà ad inglobare ciò che accade dal vivo durante le nostre esibizioni con sketch e trait d’union fra un brano e l’altro.

Intervista a cura di Gianluca Cardellicchio

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