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Marco Acquarelli “La relazione con la pulsazione"

METODO PRATICO PER LO SVILUPPO DELLA SENSIBILITÀ RITMICA NEL FRASEGGIO E NEL COMPING

Pagine: 46 pagine + copertina

Prezzo di vendita: € 20,00
  • Descrizione

INTRODUZIONE
Se si riflette bene su cosa distingue una buona esecuzione musicale, di qualsiasi genere e ancor di più se di jazz in senso lato, da una di minor qualità ci si troverà alle prese con due concetti che potremmo definire “fiducia reciproca” ed “unità d’intenti” dei musicisti coinvolti, ovvero è importantissimo per un musicista imparare a collocare i propri pensieri musicali all’interno di un contesto coerente e stimolante per se stesso e, di conseguenza, per gli altri. Per ottenere questo difficile equilibrio di elementi l’ascolto reciproco è di capitale importanza, nulla di ciò che si suona ha senso se non è in qualche modo in relazione con il pensiero degli altri musicisti coinvolti, sia che si tratti di musica completamente improvvisata che vincolata a strutture particolari o arrangiamenti scritti ed orali. Ne consegue che nel percorso di crescita di un musicista dovrebbe arrivare un momento in cui una parte della nostra mente, quando si suona, si svincoli dall’aspetto soggettivo per rivolgersi all’esterno, agli altri musicisti. Purtroppo quando si studia da soli è impossibile simulare una situazione di interazione realistica, alcuni sopperiscono usando delle basi, approccio, secondo me, efficace solo in un limitato numero di casi (ad esempio nella pratica dell’improvvisazione sugli ostinati), perché la base occulta le lacune che invece in sede di studio vanno evidenziate e colmate, si pensi ad esempio alla padronanza di una qualsiasi struttura su cui costruire un solo, alla solidità ritmica, alla logica con cui si susseguono le idee musicali e la loro relazione col tema e con la struttura armonica, in sostanza per un musicista maturo, o che intende diventarlo, dovrebbe essere poco stimolante fare pratica con una ritmica che non ascolta, che fornisce continuamente suggerimenti sulla struttura da seguire, che vincola ritmicamente e dinamicamente, in sostanza gli artisti che crescono in contesti di interazione quotidiana con i propri simili crescono prima ed in modo più solido, credo sia difficile smentire questa affermazione.
Il modo secondo me più semplice ed efficace, nella maggior parte dei casi, per simulare una pulsazione esterna alla nostra quando si studia è quindi fare un uso intelligente del metronomo, che lascia spazio alla nostra immaginazione senza interagire con informazioni prevedibili e stereotipate ed allo stesso tempo ci fornisce un nuovo “punto di vista” (o di “udito” se volete) sulle nostre idee musicali. Un altro indice di evoluzione per un musicista in crescita è la capacità di svincolarsi dalle caratteristiche e dai limiti del proprio strumento per rivolgersi agli altri, sarebbe buona norma per qualsiasi strumentista apprendere rudimenti di pianoforte, di basso, di uno strumento a fiato e soprattutto di percussioni e batteria. E’ stato ed è ancora per me importantissimo il confronto con i batteristi esperti, sapere cosa e come praticano quando sono da soli e cosa ascoltano, la batteria è forse lo strumento che ascolto con maggiore trasporto quando suono, mi mette in una condizione di grande tranquillità sapere di dover suonare con un batterista che stimo e di cui mi fido ed è per me un punto centrale, potremmo dire “d’onore”, fare in modo che la fiducia sia reciproca. Alla luce di queste considerazioni diventa cruciale sviluppare un metodo di studio che permetta di sfruttare nel modo migliore le ore che un musicista passa da solo col proprio strumento ed uno degli aspetti più complicati e di difficile razionalizzazione dell’apprendimento dell’improvvisazione e dell’accompagnamento è proprio quello ritmico.
A mio parere due degli elementi più importanti che distinguono un musicista dall’altro e che ne mettono in risalto la personalità sono il timbro ed il senso del tempo, il modo che un musicista ha di “pronunciare” le proprie idee musicali, ambizione di questa trattazione è quella di fornire degli spunti di lavoro riguardo differenti aspetti di questo secondo elemento nella convinzione che la crescita non si basi sull’accumulo mnemonico di varianti melodiche più o meno complicate meccanicamente, ma su un continuo sviluppo della sensibilità ritmica e della capacità di controllo degli accenti, gli esempi musicali andrebbero intesi come direzioni da seguire e sviluppare, non come punti di arrivo quindi, ma come punti di partenza. Non credo che esistano esercizi giusti o sbagliati da fare per imparare a suonare ma approcci giusti o sbagliati, una buona mentalità richiede uno scopo chiaro dietro ogni specifica pratica musicale ed un continuo confronto con i propri limiti scevro da ogni frustrazione riguardante il “successo”, nell’ottica secondo cui ogni singolo esercizio che si sceglie di affrontare apre una lunga serie di sviluppi ed approcci diversi, un artista veramente intenzionato a crescere ottiene energie e gratificazione dall’intuizione di quanto c’è ancora da scoprire più che da quanto ha già scoperto.
Ognuna delle pratiche descritte in questo metodo è frutto dell’ascolto e del confronto con i più esperti e dello studio dei classici e dei maestri del mio e di altri strumenti ma principalmente dello scambio con i musicisti con cui sono cresciuto e con cui mi trovo a contatto quotidianamente, è soprattutto a loro che va il mio ringraziamento per l’ispirazione e gli stimoli ricevuti, è citata ogni fonte a cui è stato possibile risalire.

Marco Acquarelli

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